Il 7 aprile 2026 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara ha firmato un importante accordo di collaborazione con ANAS Emilia-Romagna e il Comune di Reggio Emilia, per portare a compimento un impegnativo e pluriennale lavoro di coordinamento volto sia a garantire la conoscenza e la conservazione del patrimonio archeologico reggiano sia a portare avanti lo sviluppo e il miglioramento della viabilità territoriale.

Seguendo quanto previsto dal Codice dei contratti pubblici, ed in particolare dalla procedura denominata “archeologia preventiva”, in occasione del progetto per il “Prolungamento della S.S.9 – Tangenziale Nord di Reggio Emilia nel tratto da S. Prospero Strinati a Corte Tegge (1° e 2° stralcio)”, già sottoposto a Valutazione di impatto ambientale statale, procedura di competenza del Servizio V – Tutela del paesaggio con il contributo istruttorio dei Servizi II e III della Direzione generale ABAP, sono state eseguite verifiche archeologiche preliminari, controlli in corso d’opera, nonché scavi archeologici di importanti siti, in parte noti da tempo, in parte scoperti grazie a questo lavoro. Nelle more di completare uno di questi scavi, a partire da fine 2026 come concordato, l’accordo firmato indica gli impegni che i partners si assumono in ordine a garantire non solo la conservazione dei reperti, ma anche lo studio e la valorizzazione di quanto emerso, in modo da restituire alla cittadinanza e a tutta la comunità scientifica i primi dati raccolti. Si tratta di informazioni che vanno ad arricchire un panorama già recentemente aggiornato grazie alla carta archeologica e alla carta di potenzialità archeologica inserite nel Piano Urbanistico Generale che la Soprintendenza ed il Comune hanno presentato a Reggio Emilia il 17 gennaio 2026.


Pugnale in bronzo dallo scavo del villaggio terramaricolo


Strumento in osso decorato dallo scavo del villaggio terramaricolo

Sul tracciato stradale di progetto lungo oltre 6 km che, assieme al normale percorso viario, ha previsto anche sottopassi, viadotti, attraversamenti faunistici, nonché una serie di opere di deviazione e spostamento di tutti i sottoservizi presenti, gli interventi archeologici condotti sotto la Direzione Scientifica della Soprintendenza hanno potuto riportare in luce i resti di siti che abbracciano un arco temporale che va dall’età del Bronzo all'epoca rinascimentale. Sono stati documentati importanti villaggi terramaricoli, noti in letteratura, e legati ad un periodo di grande sviluppo e prosperità della Pianura padana, ma anche resti ascrivibili alla successiva età del Ferro, e in particolare agli Etruschi, che testimoniano un altro momento di forte espansione delle genti che abitavano nel territorio reggiano, già organizzati in società evolute, all’interno di strutture nate da un’attenta pianificazione e suddivisione degli spazi. Altre scoperte hanno arricchito le nostre conoscenze in tema di gestione della pianura in epoca romana, come il ritrovamento di pozzi, canalizzazioni, sepolture e di una strada ad andamento nord-sud, mentre ad epoca rinascimentale si datano i resti di una fornace. In pratica, l’archeologia ha dimostrato che la pianificazione, gestione del territorio e progettazione di infrastrutture è tema antichissimo e che oggi siamo eredi di tradizioni profondamente radicate nel nostro passato.


Scavo dei resti di una struttura di epoca etrusca

 
A sinistra: raffinata coppa utilizzata per bere (kantharos) di epoca etrusca - a destra: balsamario in vetro da una tomba romana

L’accordo firmato nel 2026 prevede che nel nuovo deposito archeologico del Comune siano conservati, all’interno di contenitori ignifughi, i reperti recuperati, una selezione dei quali è stata già avviata ad una prima messa in sicurezza nonché restauro; e che gli stessi siano inventariati e studiati dagli esperti, oltre che sottoposti ad analisi diagnostiche. E ancora, oltre alla pubblicazione scientifica finale dei dati, è stata concordata l’organizzazione di una prima esposizione ai Musei Civici di Reggio Emilia, da inaugurare a fine 2026, nella quale verranno mostrati alcuni tra i reperti più significativi, accompagnati da pannelli, immagini, ricostruzioni, visite guidate e incontri grazie ai quali sarà possibile avere un’anticipazione a proposito di cosa è emerso e di come i dati raccolti si vadano ad innestare nel panorama archeologico noto, sia reggiano che internazionale, in modo da evidenziare anche quanto sia importante che il progresso non dimentichi mai le sue origini.


Informazioni scientifiche: Annalisa Capurso (Funzionaria archeologa Soprintendenza ABAP MO)
Editing: Siriana Zucchini (Ufficio promozione e comunicazione Sabap MO)
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