La storia
La fondazione del Monastero delle Clarisse di Carpi è legata alla figura di Camilla Pio di Savoia, figlia di Giberto III ed Elisabetta Migliorati signori della città. Risale al 1484, infatti, la richiesta con la quale la nobildonna chiede a Papa Innocenzo VIII il benestare per la costruzione del convento, che verrà concesso con Bolla pontificia in data 8 Settembre del 1490. Nel 1500, poco prima della sua morte che avviene nel 1504, la fabbrica è praticamente conclusa, finanziata con i beni di cui Camilla e le sue compagne si sono spogliate.

Il complesso attuale risale agli ultimi anni del 1400. Nel corso dei secoli, numerosi sono stati gli interventi di manutenzione e ampliamento che si sono susseguiti e stratificati, senza però alterare l’impianto complessivo e la suddivisione funzionale degli spazi, rimasta sostanzialmente immutata nel tempo. Nel diciassettesimo secolo si eseguono diverse opere di ampliamento e abbellimento del monastero dovute soprattutto all’ingresso nel convento di personaggi appartenenti alla famiglia dei Pio. A seguito dell’arrivo di Eleonora, la figlia del Duca Cesare d’Este e di Virginia de’ Medici, pervengono al Monastero numerosi proventi che consentono di apportare modifiche e ampliamenti -tra i quali la costruzione delle grandi fabbriche sul lato meridionale comprendenti il salone capitolare e le foresterie- che aumentano notevolmente anche il numero di monache frequentanti.

Nell’insieme, l’architettura del chiostro, voltato a crociera sorretto da colonne ottagone in cotto, rispetta i caratteri architettonici tardo quattrocenteschi di tradizione carpigiana mentre le proporzioni del monastero si adeguano a scelte di impianto volumetrico rinascimentali..  

Il restauro
In seguito agli eventi sismici del maggio 2012, che avevano reso inagibile la struttura, il Monastero è stato oggetto di un progetto di restauro e miglioramento sismico durato due anni, finalizzato al consolidamento delle murature, dei solai, delle volte del chiostro e di parte della copertura.

Il progetto, presentato nel corso del 2015 e finanziato con fondi regionali, è stato approvato dalla commissione congiunta che ha visto coinvolti l’Agenzia Regionale per la Ricostruzione, il Servizio Regionale Geologico e Sismico e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara.

L’intervento realizzato ha riguardato il solo Monastero di Santa Chiara e non la chiesa e il retrostante coro, in quanto questi ultimi sono di proprietà del Fondo Edilizia per il Culto del Ministero dell’Interno, per i quali è stato individuato come ente attuatore dei lavori il Ministero per i beni e le attività culturali. I lavori hanno valorizzato e riqualificato il complesso in un’ottica di conservazione del bene culturale, interessando anche il chiostro che, dopo studi stratigrafici e materici, ha recuperato le cromie e i materiali originali, restituendo la veste storica ad una delle parti più significative del Monastero.

L’importo totale - comprensivo di Iva e spese tecniche - ammonta a 1.932.513,44 euro, finanziati per 1 milione e 288 mila euro dalla Regione Emilia Romagna e per circa 644 mila euro da fondi propri del Monastero, attraverso il contributo di numerosi benefattori.

Ha curato il progetto lo studio Area Progetto Associati di Perugia, in particolare nella persona dell’ingegner Marco Balducci, che ha diretto i lavori.
Ditta esecutrice la Coop. Edile Artigiana di Parma.
L’intervento si è svolto sotto la supervisione dell’architetto Emanuela Storchi della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.


Informazioni scientifiche: Emanuela Storchi (Funzionario architetto Sabap-Bo), Ufficio stampa della Diocesi di Carpi
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